Lesisone del CLB (Capo Lungo Bicipite)


Una lesione del CLB (capo lungo bicipite) è una evenienza non infrequente nelle persone over 50. Le cause principali sono:

a) Diabete

b) Alcoolismo

c) Ipercortisonismo

d) Osteofitosi testa omerale o della doccia bicipitale

e) Ispessimento e sclerosi della guaina

f) Intrarotazione (azione di puleggia sulla piccola tuberosità-vedi fig 1).

 

Processi sinovitici e degenerativi da conflitto, procurano un danno strutturale che può condurre allo “strappo” completo in corrispondenza del ginocchio tendineo gleno-omerale (vedi fig. 1=ginocchio).

 

Cosa fare quando ci si trova di fronte ad una diagnosi di lesione del CLB?

E’ possibile fare una semplice  TENOTOMIA  nei soggetti anziani (come preconizzato da tempo da Walch) oppure una TENODESI del c.l. bicipitale con tecnica artroscopica.

Boileau ha presentato la tecnica personale di tenodesi nel solco bicipitale con vite ad interferenza riassorbibile ed una interessante “sindrome da intrappolamento” del capo lungo bicipitale nel solco osteofibroso bicipitale, definita hourglass biceps, che può essere una fonte di dolore anteriore e limitazione della elevazione del braccio.

Ho sperimentato che il debridement procura miglioramento della funzione e riduzione del dolore. Questo mi ha indotto ad effettuare una tenotomia del CLB e valutare i risultati. Una  tenotomia del CLB in una lesione massiva della cuffia produce pessimi risultati post operatori. Una tenotomia del CLB in una cuffia integra o parzialmente integra produce buoni risultati.

Concludo asserendo che Il CLB è molto spesso causa di dolore, non va però mai dimenticato quali sono le sue funzioni: 

A) In un’articolazione con cuffia rotatori intatta

B) In un’articolazione con cuffia rotatori lesionata.

 

L’atteggiamento dovrebbe essere di conservarlo nei casi di lesione massiva della cuffia e di sezionarlo nei casi di cuffia integra.

(Lavoro pubblicato su “Annali Aitog”)

Artrosi di spalla: avviato studio alla ASL NA1 – Centro Chirurgia Spalla


Presso il “CENTRO CHIRURGIA SPALLA” del P.O. S.Gennaro (ASL Napoli 1 Centro) della Regione Campania è stato avviato uno studio per il trattamento dell’ << ARTROSI  GLENO OMERALE (G/O)>>.  Gli utenti possono effettuare una consulenza specialista al centro mediante impegnativa del medico curante prenotandosi al C.U.P. di qualsiasi postazione della Regione Campania. AL momento della consulenza presso il centro, i pazienti saranno inseriti nel data base per il monitoraggio della patologia in modo da seguire nel tempo l’evoluzione della stessa durante il percorso terapeutico. Per ulteriori informazioni contattare presso l’Ospedale il Dr. Luigi Grosso al n° 081.2545087.

Spalla dolorosa senile:apertura nuovo protocollo presso ASL NA1 CENTRO


Presso il Centro di Chirurgia Della Spalla della ASL NAPOLI1 – P.O. S. Gennaro è stato attivato un nuovo protocollo terapeutico per il trattamento della spalla dolorosa dell’anziano. Dopo l’esame clinico del paziente, viene aperta una cartella clinica con tutti i dati ed il progetto terapeutico. Per ulteriori informazioni scrivere a: luigi.grosso@luigigrosso.net specificando nome, cognome, età, luogo di residenza.

Nuove proposte nella terapia della rottura del Tendine di Achille


La lesione del tendine di Achille rappresenta un evento drammatico poiché nega all’uomo di mantenere la stazione eretta e la deambulazione. Tale interesse va compreso visto l’aumento sempre maggiore di lesioni del tendine di Achille sia relativo  all’aumento delle pratiche sportive – data la vasta diffusione dello sport -  sia assoluto per l’aumento percentuale dell’attività sportiva a livello agonistico.Il dolore intenso ed improvviso a seguito di un gesto atletico o semplicemente dopo uno sforzo meccanico eccessivo è il principale sintomo. Egli avverte una sensazione di schiocco di frusta quindi subentra il dolore intenso e l’impotenza funzionale. Un particolare cenno merita un test clinico – il test di Thomson-Doherty – poiché ha un valore diagnostico quasi del 100%.Si esegue mettendo il paziente in posizione prona sul lettino quindi il polpaccio viene stretto dalle mani facendo flettere plantarmente il piede. Il test è positivo per lesione quando non viene stimolata la dorsiflessione plantare.

            Il trattamento della lesione del tendine di Achille  è quasi sempre chirurgico poiché ogni possibilità di cura alternativa non garantisce buoni risultati. La moderna chirurgia tecnologica ha messo a punto un tipo di intervento che consente di eseguirlo in ANESTESIA LOCALE soltanto con due piccole ferite sulla pelle di circa 5millimetri. Tale intervento utilizza un filo molto robusto che si chiama “TENOLIG” che “sutura” il tendine in modo molto simile ad una cucitura di stoffa.

            Il paziente riprende la sua normale attività dopo circa 3 settimane senza nessun ulteriore problema sia sul piano estetico che sul piano funzionale ritornando tranquillamente alle sue attività lavorative e non.

            I vantaggi di questo tipo di intervento sono rappresentati dalla semplicità dell’esecuzione, dalla sua affidabilità nonché efficacia e non ultimo la possibilità di un rapido ritorno all’attività lavorativa.

Dr. Luigi Grosso

 

Sonno, anestesia, ibernazione …l’uomo in viaggio verso il futuro!


Il SONNO rappresenta, per l’essere vivente, un momento di recupero delle forze fisiche e psichiche. Una fase in cui tutto il metabolismo viene rallentato. Per capirci è come se un’auto di giorno va a 130Km all’ora e di notte va a 30Km all’ora. Tutto questo non avviene bruscamente – non si passa dalla veglia al sonno in un batter d’occhio – infatti, vi sono dei livelli di approfondamento della fase del sonno che sono direttamente proporzionali al massimo livello di recupero psico-fisico. L’ EEG (elettroencefalogramma) ci ha consentito di scoprire tale meccanismo. H. Berger, parlò per la prima volta dell’elettroencefalogramma  nell’uomo, Nel 1937, A. Loomis, E. Harvey e G. Hobart fecero la prima descrizione elettroencefalografica del sonno che li portarono a dividere la notte cerebrale in cicli di cinque stadi designati dalle prime lettere dell’alfabeto: A (sonnolenza), B (sonno leggero), C (sonno mediamente profondo), D ed E (sonno profondo). E’ proprio nel sonno profondo che recuperiamo!. Nel sonno fisiologico noi viviamo un altro importante momento della nostra vita….il SOGNO. I sogni sono oggetto di grandi studi. L’interpretazione dei Sogni, è sicuramente da ritenere una delle pietre angolari della scienza psicoanalitica: fu Freud stesso a definire l’analisi del sogno come la via regia verso l’inconscio. Freud portò sempre un profondo rispetto per la sua vita onirica: fin da molto giovane aveva l’abitudine di annotare i suoi sogni ed approfondirli attraverso attente osservazioni.

L’ ANESTESIA  è un “sonno farmacologico” indotto da sostanze mediche che alterano la fisiologica attività metabolica del dormire. Quando viene fatta una anestesia generale tutto quanto è percezione viene bloccato. Quindi sono bloccate le stimolazioni dolorose ma anche quelle percettive cioè il soggetto viene reso incosciente totalmente. In realtà è il cervello che non riceve più impulsi sia dolorifici che ambientali del mondo esterno.   L’anestesia generale permette il realizzarsi di tre fondamentali condizioni, l’ANALGESIA (non si sente dolore), l’AMNESIA (non c’e nessun ricordo) e la PARALISI MUSCOLARE. Ma allora in che cosa differisce dal sonno? La risposta è ovvia, nel sonno manteniamo la percezione del dolore e del mondo esterno mentre nell’anestesia no!.  Infatti se una persona dorme, basta un rumore forte che si sveglia subito; nell’anestesia tutto questo non è possibile. Anche il sogno appartiene esclusivamente al sonno. Non è possibile sognare durante un’anestesia profonda. Infine l’anestesia ha limiti di tempo, infatti non può durare per tempi molto lunghi. Quindi non può essere sfruttata per mantenere un “corpo” nel tempo fino a che si vuole.

L’ IBERNAZIONE UMANA è una realtà straordinaria e sconcertante allo stesso tempo. Bisogna distinguere tra ibernazione in morte (che si fa oggi) e ibernazione in vita (che si spera di fare domani). Infatti, mentre l’ibernazione in morte è una realtà, l’ibernazione in vita è un sogno che ancora dovrà realizzarsi. Alcuni scienziati italiani stanno lavorando sull’ibernazione umana ottenendo importanti risultati.  La procedura per l’ibernazione di un paziente, negli Stati Uniti, inizia di solito nella sala di rianimazione di un ospedale, dove lo stesso è in fin di vita per una grave malattia. Tale sistema è possibile negli USA poiché le leggi di stato lo consentono. In Italia tutto questo non è possibile poiché la legge prevede un periodo di osservazione per lo meno di 24 ore. Nemmeno in regime di donazione di organi è possibile poiché anche in questo caso – seppur ridotto – bisogna attendere 6 ore per l’espianto di organi. L’ibernazione in vita è una speranza perché si può “congelare” una malattia per un periodo più o meno illimitato in attesa di nuove scoperte per curare quella stessa malattia. Pensate a quanto succedeva prima del 1946 (epoca della scoperta della penicillina) che si moriva per una banale bronchite. Se avessimo potuto ibernare un uomo nel 1940 oggi lo avremmo potuto curare con tutti gli antibiotici che abbiamo a disposizione.

A differenza della ibernazione in morte quella in vita è sicuramente più complicata poiché bisogna mantenere lo stato di efficienza di tutti gli organi. Oggi questo sta diventando possibile grazie ad un gruppo di ricercatori italiani cui è stato affidato dalla AGENZIA SPAZIALE EUROPEA di svolgere ricerche in proposito. Infatti si è scoperti una molecola “DADLE” (D-alanina, D-leucina encefalica) che induce un letargo simile a quello degli animali.  Una curiosità in proposito, una società americana la “Alcor Life Extension” è specializzata in ibernazione post-mortem. Leggevo su “Repubblica” che farsi ibernare costa 120mila dollari. Il problema sta nel fatto che non è conosciuto ad oggi la possibilità di …disibernarsi (concedetemi il termine) non è ancora conosciuta. Ma c’è la speranza che in futuro tutto questo possa accadere e quindi “vivere nel futuro”.

Tutto quanto detto ha un significato? Si. Quale!? Certamente quello di arrivare alla possibilità di mantenere un corpo in …sospensione di vita:

  • Per viaggi nello spazio
  • Per cure da effettuare nel futuro
  • Per sperimentazione
  • Per desiderio di immortalità

Logicamente va sottinteso che ognuno di noi si fa le proprie valutazioni sulla reale necessità di tutta questa ricerca.

Dr. Luigi Grosso

Clonazione: quale futuro?


L’essere umano è unico ed irripetibile ovvero non duplicabile. Ma stiamo scherzando!? La clonazione di un essere umano evoca in me lo stesso orrore dei film di Dario Argento quando negli anni ’70-’80 suscitava sgomento negli italiani con i suoi lungometraggi agghiaccianti. Stiamo lentamente orientandoci verso una forma di DARWINISMO SOCIALE tipico di tutte le forme razziali o pseudo razziali? CLONAZIONE à cosa significa? CLONE deriva dal greco KLON che vuol dire germoglio o ramoscello. In ambito biologico sta a significare la possibilità di DUPLICARE il patrimonio genetico di un essere vitale – organismi viventi in genere ma anche piante, virus, batteri, molecole ecc. Ogni essere vivente possiede un patrimonio genetico frutto dell’amore tra padre e madre, quindi possiede cromosomi del padre e della madre uniti dalla fusione dell’ovulo femminile e dello sperma maschile (che formano l’ EMBRIONE). La clonazione, invece, è una riproduzione senza unione sessuale, senza fusione di due patrimoni genetici. La clonazione da origine a quella che molto semplicisticamente viene chiamata riproduzione asessuale, cio’ si determina in quanto da una cellula viene aspirato il nucleo – fig. 1 – (dove stanno i cromosomi) – e successivamente viene introdotto, nella stessa cellula, il nucleo di una cellula dello stesso individuo – fig. 2. Da questo momento in poi si svilupperà un individuo COPIA PERFETTA di se stesso!!! (fig. 3) Abbiamo adesso le idee chiare su cosa vogliono fare coloro che ci propongono la clonazione umana, ma la clonazione che vogliono fare le industrie biotecnologiche – allo stesso modo aberrante – è la produzione di cellule e tessuti a partire da embrioni umani clonati, di esseri umani quindi, dei quali già si prevede l’interruzione dello sviluppo stesso per recuperare materiale biologico in grado di riparare tessuti oppure di interi organi malati e/o degenerati di un adulto. (Vedi figura 3) Vista in questo modo, sembra scontato pensare ad una sorta di intento “umanistico” da parte delle industrie, in realtà l’opinione pubblica viene indotta a pensare in questo modo col solo ed unico scopo di guadagnare il loro consenso. Quello che non viene detto è perché nuoce al comune senso di etica morale ( e/o religiosa a seconda del lettore). Non tutti – per fortuna – cascano nel tranello, difatti, bisogna che si sappia che in realtà la procedura di clonazione umana comporta la generazione di embrioni umani non destinati ad essere trasferiti nel corpo della madre, ma alcune cellule dell’embrione vengono selezionate e successivamente indotte verso lo sviluppo di determinati materiali biologici per la cura di malattie dell’adulto mentre l’embrione viene buttato via!!!!!! Si avete capito bene, l’embrione – cioè l’essere vivente allo stato iniziale – viene deliberatamente ucciso e buttato via realizzando un assioma incredibile “L’ ESSERE UMANO e’ proprietà d’uso di che è in grado di generarlo”, fosse anche in laboratorio. Come dice un articolo del “Centro di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore”, nella clonazione umana per scopi terapeutici/commerciali, si stravolge la figura stessa del “genitore”, ridotto al rango di prestatore di un materiale biologico con cui generare un figlio/gemello destinato ad essere usato come fornitore di organi e tessuti di ricambio. Quello che mi sconcerta è il principio, secondo i fautori di tale metodica, della legittimità della distruzione di un embrione per la cura di un adulto. Il plagio di tale principio mi sgomenta poiché occultamente viene esercitata una forte pressione sull’opinione pubblica a dare per scontato una cosa alienante e cioè: un embrione vale meno di un feto, un feto vale meno di un bambino, un bambino vale meno di un adulto e così via ….. dove si arriverà????? ( forse che un adulto vale meno di una macchina!!!!!!)

Dr. Luigi Grosso

Meno sani con le carni rosse


La carne rossa è troppo ricca di nutrienti, grassi e sostanze cancerogene. Ecco perché, secondo uno studio statunitense, andrebbe consumata con moderazione, a favore di alimenti più leggeri e salutari

Il consumo di carne è un indicatore di benessere e progresso socioeconomico, dalla scarsità si è passati in molti casi però agli eccessi, specie per la carne rossa il cui consumo in quantità elevata è stato messo in relazione a danni per la salute. Aumentando il rischio di malattie croniche aumenterebbe anche la mortalità, anche se non è ben chiaro di quanto, e non è facile stabilirlo. Ci prova un trial prospettico statunitense, che ha seguito per 10 anni oltre mezzo milione di pensionati, con età iniziale tra 50 e 71 anni. E in effetti dimostra che un rapporto con la mortalità esiste. Gli autori hanno analizzato la relazione tra i consumi (classificati in quintili) di carne rossa (bovino e suino), di preparazioni di carne rossa o bianca (quali salumi, insaccati, hamburger, ripieni, precotti, sughi per pasta o pizza), di carne bianca (pollame e pesce), e la mortalità totale e specifica per cancro, malattie cardiovascolari e altre cause. Nel decennio considerato sono morti circa 48.000 uomini e 23.000 donne. Per uomini e donne nel quintile più alto di carne rossa e preparazioni è risultato un aumento di rischio di mortalità totale del 36% rispetto al quintile più basso; un incremento c’era sia per i tumori che per le malattie cardiovascolari. Per la carne bianca invece c’era una relazione inversa per il quintile più alto in confronto al più basso rispetto alla mortalità totale, per cancro o altra causa. In che modo troppa carne non è salutare? I meccanismi sono vari; per i tumori per esempio va considerato l’apporto di cancerogeni, quali ammine eterocicliche e idrocarburi aromatici policiclici, specie per carni cotte ad alta temperatura, o nitroso-composti; il ferro della carne rossa può aumentare lo stress ossidativo; la carne è la maggior fonte di grassi saturi, associati a tumori come quello mammario e del colon-retto. Per le malattie cardiovascolari sono in causa l’aumento della pressione e della lipidemia con troppa carne rossa o preparazioni, senza contare che questa è a scapito di benefici cereali, frutta e verdura. 
 
Arch Inter Med 2009; 169:  562-571

CURARE LA PELLE (Articolo pubblicato su YAHOO/2010)


Per curare la pelle non è sufficiente ricordarsi di mettere la crema due volte al giorno e investire in prodotti di bellezza molto costosi. A volte ci dimentichiamo che esistono tanti gesti quotidiani che possono migliorare o peggiorare la nostra cute, soprattutto quella del viso che è maggiormente esposta ad agenti esterni come il sole, il freddo e lo smog. Iniziamo a eliminare dalla nostra giornata cinque cattive abitudini e noteremo subito i primi risultati!

Scegliere il detergente giusto. Purtroppo c’è il brutto vizio di pensare che un sapone valga l’altro. Non è assolutamente vero. Soprattutto bisogna utilizzare per il viso un prodotto diverso da quello per le mani e per il corpo, perché lì la pelle è più sensibile. Scegliete un detergente che contenga poche sostanze chimiche, come il famoso SD-40 e alcol isopropilico, ingredienti molto diffusi che però tendono a seccare e arrossare il viso.

Non usare troppe volte l’esfoliante. È importante la pulizia della pelle, ma quella in profondità non va fatta in continuazione o si rischia di rendere la cute ipersensibile. Oggi ci sono in commercio molti prodotti a base di acidi alfa idrossidi che combattono l’insorgere delle rughe e le imperfezioni. Li dovete usare con moderazione e soprattutto non al mattino, quando la pelle è più vulnerabile.

Idratare troppo o troppo poco. Il principale consiglio di tutti gli esperti di bellezza è quello di nutrire la pelle, soprattutto se secca. È un buon suggerimento, ma non bisogna esagerare, perché si rischia di appesantire la cute. Possono anche manifestarsi sfoghi a lungo termine. La cosa migliore è bere tanta acqua, dotarsi in casa di un umidificatore e scegliere un prodotto che non sia troppo grasso. Poi mettetene poco alla volta, aspettando che si assorba.

Non lavare il viso prima di andare a letto. Questa è davvero una cattiva abitudine, che ci regala al mattino anche un aspetto sciatto e il disturbo di rimuovere il trucco che durante la notte si è seccato, soprattutto rimmel e matita. Non va mai fatto, anche se è un evento sporadico. I trucchi, dal fondotinta al fard, ostruiscono i pori che ovviamente devono essere liberati se non vogliamo ritrovarci delle brutte sorprese (eczemi, foruncoli, ma anche infiammazioni e screpolature).

Utilizzare cosmetici vecchi. Ogni quanto fate pulizia nella vostra trousse? È tipico usare un prodotto finché non è esaurito, anche se è stato acquistato parecchi anni prima. I trucchi scadono e ovviamente con il passare del tempo perdono qualità e proprietà. Inoltre, spesso vengono applicati con le mani, non sempre pulite, e i batteri si accumulano velocemente sia sugli applicatori sia nei vasetti. Per non parlare di quei rossetti utilizzati magari con l’herpes e che poi prestiamo alle amiche.

Plastica tossica in Cucina: miti e realtà (Articolo pubblicato su yahoo.it 11/2010)


La plastica ha rivoluzionato la vita delle persone. Se diamo una sbirciata nelle nostre case, ormai la troviamo ovunque, soprattutto in cucina. Esistono però delle sostanze chimiche che se a contatto con il cibo possono essere nocive, è quindi molto importante fare attenzione a ciò che abbiamo comprato o che desideriamo acquistare.

Come scegliere un prodotto di plastica per uso alimentare? Prima di tutto leggendo le classiche etichette. Dovrebbe esserci un codice sulla scatola, o sul contenitore stesso, indicante la composizione del prodotto, alcuni invece propongono un numero all’interno di un triangolo di frecce che va da 1 a 7. I numeri 1, 2, 4 e 5 corrispondono a sostanze chimiche di sicurezza, mentre il 3 e il 6 sono sostanze nocive e il 7 è un tipo di policarbonato con bisfenolo A. Molto comune è anche il triangolo o bollino che contiene forchetta e bicchiere.

Le sostanze più pericolose: In cima alla classifica ci sono il bisfenolo A e Ftalati. Il primo è abbastanza noto, se ne sente parlare spesso in riferimento ai biberon per bambini. Quelli di nuova generazione non lo contengono, ma in passato non era così. Il bisfenolo A ha caratteristica di avere una struttura chimica che, molto simile ad alcuni estrogeni, altera l’attività dell’apparato endocrino e interferisce con la salute riproduttiva. I ftalati, invece, influiscono soprattutto sull’apparato riproduttivo maschile causando seri problemi come il criptorchidismo, malformazioni al pene, diluizione degli spermatozoi, oltre a essere collegati con la sindrome metabolica.

Tutelare la salute. Non possiamo ripulire completamente le nostre cucine da oggetti che non presentano alcuna dicitura perché acquistati qualche anno fa, ma possiamo stare attenti ad alcune cose e al loro utilizzo:

1) Evitare di riutilizzare le plastiche usa&getta, come le bottiglie di plastica che non devono essere né congelate né riscaldate. Per farvi un esempio, qualcuno le riempie di brodo o dl succo di limone (o di qualsiasi prodotto alimentare) e poi le surgela: è un errore. Le bottiglie sono prodotte con due plastiche diverse: una è il Pet (Polyethylene Terephthalato), un materiale leggero, abbastanza economico che fornisce una barriera contro l’ossigeno e il biossido di carbonio. L’altra invece è il Lexan che altro non è che polibicarbonato. Lo riconoscete perché dovrebbero riportare il famoso numero 7 di classificazione. Si sospetta che questa sostanza disperda bisfenolo A nei cibi e nei liquidi e i suoi effetti aumentano con le alte o le basse temperature.

2) Non lavare o riscaldare le plastica ad alte temperature. Con il Pet, il Lexan e altre sostanze si producono tanti oggetti, come i vassoi per il cibo a microonde, i contenitori trasparenti (per esempio quelli in cui confezionano le verdure nei supermercati) e le pellicole avvolgenti. Capite bene, qualsiasi plastica sia, che riscaldare un piatto nel fornetto non è una buona idea, così come lavarli in lavastoviglie (dove l’acqua è molto calda). Molto meglio sciacquarli a mano.

3) Moderare l’uso di piatti e bicchieri di plastica. Dopo le bottiglie, sono gli oggetti che più si utilizzano nelle case. Ne esistono anche di molto carini (colorati, a fantasia) e sono perfetti per le feste. Alcuni sono prodotti purtroppo con Pvc (cloruro di polivinile), una sostanza altamente tossica e cancerogena. Preferite quindi l’acquisto di piattini di carta, un po’ più costosi ma di sicuro più salutari.

4) Attenzione ai biberon per bambini. Un tempo la plastica dei biberon conteneva bisfenolo A, ma ne esistono ancora in commercio,. Potete immaginare che a contatto con il latte caldo sia nocivo per il benessere del bambino (influisce sul malfunzionamento del sistema endocrino). Acquistate dunque biberon certificati che riportino sulla confezione che non contengono BPA.

Spazio Subacromiale


Patologia spalla

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.